Fighting!

6 Apr, 2026 -

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C’è chi percorre per anni una strada dritta, costeggiata da alberi da frutto e fiori di campagna.
In quelle zone la temperatura si aggira sempre sui 25 gradi, l’orizzonte è limpido e non ci sono zanzare.

Poi ci sono gli altri.

Quelli che si trovano su sentieri dove di dritto non ci sono nemmeno i cartelli che segnalano i pericoli imminenti:
“Massi in caduta libera”, “Attenzione agli orsi”, “Procedere con resilienza”.

I primi li riconosci subito: camminano con passo elegante, non sono quasi mai sudati.
Portano con sé solo una borraccina d’acqua aromatizzata allo zenzero e menta, certi che lungo il percorso troveranno chioschi pronti a rifocillarli.

I secondi, invece, sono più… sudaticci.

Sulle spalle hanno zaini pesanti, pieni di attrezzatura per imprevisti di ogni tipo e snack energetici per superare dirupi e montagne.
Ai piedi non hanno mocassini, ma scarpe da trekking Quechua.
Eppure, che tu appartenga a una categoria o all’altra, c’è un momento che arriva per tutti.
Prima o poi.
Quello in cui il sentiero smette di esistere.
Succede senza preavviso: la strada sparisce sotto i piedi.
Un progetto che fallisce, un lavoro che finisce, una delusione che ti toglie il fiato.
Ti fermi.
Guardi avanti, poi indietro.
Poi ovunque, come se da qualche parte dovesse comparire una risposta.
Ma non c’è.
Ed è in quel punto — quando non puoi avanzare ma nemmeno tornare indietro — che diventa fondamentale una cosa semplice:
sentire che qualcuno è lì.
In Occidente diciamo “buona fortuna”.
Ma c’è una parola che preferisco e che arriva da lontano:


“Fighting.”


Forse l’avete già sentita. Nei K-drama, soprattutto.
Non è un incitamento allo “scontro”.
È più un modo per dire: non mollare, puoi farcela, ci sei quasi.
È una parola che non spinge in avanti con forza, ma ti tiene in piedi mentre vacilli.
Un atto di presenza.

Come dire:
ti vedo.
E resto qui.


È un incoraggiamento a resistere, a non mollare, a farsi forza. 


Perché la verità è che il sentiero sparisce più spesso di quanto immaginiamo.
E non sempre serve qualcuno che ci indichi la strada.
A volte basta qualcuno che, anche da lontano, continui a dirci — in un modo o nell’altro — “fighting”.
Ti guardo le spalle. Continua ad andare avanti.

Questo blog, senza saperlo, è stato il mio spazio di fighting.
Uno spazio in cui restare, raccontare, resistere.
E da cui, a un certo punto, ho sentito il bisogno di andare un po’ oltre.
Se vi va, da oggi potete iscrivervi alla mia newsletter su Substack, Fighting Notes.
La trovate qui:
https://substack.com/@fightingnotes

Ogni due settimane troverete storie, riflessioni, racconti, slice of life e un po’ di comfort emotivo.
Niente di eroico, ve lo assicuro.
Solo un altro modo per dirci, ogni tanto:
fighting!


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