Alimentare il sogno
10 Feb, 2023 - Job stories
3 minuti di lettura
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Che la quarta parte abbia inizio
Era trascorso più o meno un mese dalla mia assunzione e mi trovavo ancora in quella fase in cui ci si deve ambientare.
Nonostante fosse passata solo qualche settimana, il periodo era stato alquanto intenso. Dal momento che volevo essere produttiva sin da subito, mi concentravo molto sul lavoro ma anche su tutto ciò che mi circondava perché era anche indispensabile saper stare sul pezzo. Cosa significa? Praticamente non volevo che mi sfuggisse niente e mi ero trasformata in un elegante caracal.
Felino di media grandezza che ha orecchie molto grandi e appuntite grazie alle quali riesce a captare qualsiasi cosa.
Ecco una foto d’archivio che mi ritrae in un sobrio lunedì mattina.

I miei sensi erano super sensibili e ricettivi. Da un lato c’era la questione dell’adattamento, dall’altro c’era la voglia di scongiurare a tutti i costi il rischio di sembrare in qualche modo imbranata. Signori e signore, è questo il momento in cui si decide chi sei – e sarai fino al licenziamento – e, credetemi, a volte, dall’elegante caracal al tonto ma simpatico quokka il passo è breve.

Comunque al di là della classica ansia da prestazione – tipica di chi è nuovo e arriva per ultimo – c’era che per me si era aperto un mondo davvero affascinante che non vedevo l’ora di raccontare.
Dopo anni di frustrazione alle spalle, alla domanda:
Hey, come va? Cosa fai di bello al momento?
Potevo finalmente rispondere una cosa figa: sono la copywriter di un’azienda che si occupa di Image Recognition, Machine Learning e Augmented Reality.
A questo punto, attorno a me calava sempre il silenzio…
Qualcuno annuiva con il capo. Altri passavano all’argomento successivo. I più facevano finta di sapere ma rimanendo sul vago, senza addentrarsi troppo o approfondire. Qualcun altro, stupito, mi chiedeva: Ma ti sei trasferita all’estero?
Mi rendevo conto che forse non era semplicissimo. Acciderbolina, come spiegarlo in maniera comprensibile?
Approntai una formula semplificata da tirar fuori alla bisogna, così a chiunque chiedesse, pigiavo mentalmente play e partiva la traccia che faceva così:
“Beh, per dirlo in modo semplice mi occupo di scrivere ciò che serve all’azienda per promuoversi e far conoscere al meglio la fuffa tecnologica che offre”.

Per quanto tutto questo fosse impegnativo, niente poteva impedirmi di essere felice e godermi quel momento. Di lì a poco il processo di assestamento sarebbe stato completato (leggetelo alla C-3PO) ed io sarei riuscita ad esprimermi con disinvoltura utilizzando il gergo delle start up che comprendeva parole come: call, meeting, PED, copy, pay off, CMO, board, brainstorming, naming e anche la monellissima coppia “APPEAL e ACCATTIVANTE”.
Sì, ero pronta per tutto. Accidenti se lo ero!
E lo sa bene mio papà che fu testimone diretto di quella mia prima volta che mai scorderò e mai scorderà perché per primo lesse l’SMS in cui scrivevo:
Scusa papà, ma adesso non posso rispondere SONO IN RIUNIONE.
Standing ovation, applausi, urla, delirio.
Fine quarta parte
4 di risposte
Io non vedo l’ora che arrivi il seguito
Cuore di mamma ❤️
Bello leggerti!! Attendo i prossimi post 😉❤️
❤️