Un colloquio lungo un sogno
15 Dic, 2021 - Job stories
4 minuti di lettura
Parte seconda
Se vi siete persi l’inizio lo trovate qui
Accaparrarsi la posizione di copywriter nell’amena Start up Innovativa richiedeva il superamento di un’ardua prova. Come per accedere al livello successivo anche qui c’era un cattivo da sconfiggere. Nel mio caso era la combo distruttiva Colloquio + HR.
Risorse umane (in inglese Human Resources, abbreviato HR)
Voglio spendere due parole per la figura dell’HR il cui unico scopo è carpire l’anima di giovani adulti attraverso domande ambigue. La loro maestria è tale che è davvero difficile prevedere le loro mosse e/o capire dove vogliono andare a parare davvero.
La loro specialità: 20 minuti di surrealismo puro, sapientemente orchestrato per scrutare ogni mossa, gesto e parola del sudaticcio candidato di turno probabilmente in preda ad attacchi di ansia, stati di trance, mutismo selettivo e balbuzie che si alterna a vuoti di memoria.
Benché imprevedibili, esistono dei modi per prepararsi all’incontro con gli HR.
In via preventiva si può ricorrere alle perle che il web regala e che comprendono tutorial e articoli come:
- 5 cose da non dire ad un colloquio di lavoro;
- Cosa indossare per fare subito una buona impressione;
- La comunicazione verbale e non verbale, quali sono gli aspetti da non sottovalutare quando devi sostenere un colloquio.
Beh, forse l’unica cosa da fare davvero è guardare in faccia il nemico più e più volte – e se è possibile farci amicizia.
Fortuna per me, io avevo avuto modo di studiare il nemico nel corso degli anni. Infatti, alla tenera età di 28 anni ero già una veterana e profonda conoscitrice dei colloqui. Ne avevo collezionati molti grazie soprattutto ai miei CV, saggiamente studiati e confezioni su misura per ogni ruolo o posizione disponibile sulla faccia della terra.
Tutti i miei CV erano dei veri e propri gioiellini di scrittura creativa che vantavano sapienti rielaborazioni di fatti reali e immaginari. Perfetti elaborati di sintesi e originalità dagli accurati e leggibili layout che non potevano lasciare indifferente neanche il più stronzo degli HR.
Acquisire la sacra arte della stesura dei CV mi era costato molto ma aveva dato i suoi frutti.
E per citare Sun Tzu:
Chi conosce il proprio nemico e conosce se stesso potrà affrontare cento battaglie senza timore
E così feci, capii la loro logica che per quanto oscura non superava di certo alcune abiette domande come:
Si descriva con 3 aggettivi negativi e 3 positivi
Qual è il suo più grande punto forte?
Come si vede fra 5 anni?
Perché dovremmo scegliere proprio lei?
E chicca tra le chicche…
Perché vuole lavorare per *** ?
A questo punto, hai la tentazione di essere sincero. L’HR ti parla come una madre, un fratello, sorride e tu quasi stai per cedere ma, se vuoi vincere, digli soltanto quello che vuole sentire. Guardal* negli occhi senza sbattere le palpebre, e invece di rispondere con la schiettezza del caso, limitati a trattenere la verità e a rispondere con voce entusiasta qualcosa come:
La posizione di cassiere presso la vostra prestigiosa azienda può essere una grande opportunità di crescita professionale e umana grazie al quale potrei mettermi in gioco e sperimentare quanto appreso durante il mio corso di studi in sociologia e i miei due master.
Ti avverto, optare per una risposta più sincera non è quasi mai la scelta giusta. Infatti, l’alternativa suonerebbe più o meno così:
Beh sai, ho quasi 30 anni e mi piacerebbe molto guadagnare un po’ di soldi. Essere finalmente indipendente e vivere per conto mio, riuscire a pagare da me l’abbonamento per i mezzi e Netflix, o magari fare un viaggetto ogni tanto. Vede, tutto questo non sarebbe male e sarei anche disposto ad accettare questo lavoro di cassiere, che non è il sogno di nessuno diciamolo. Lei lo capisce questo, no?
Secondo voi esiste al mondo un HR che sia pronto oggi ad accettare una risposta del genere, a coglierne la provocazione o che sia semplicemente disposto a rivedere i processi di selezione che attualmente sono basati su una grossa menzogna e una recita in cui entrambe le parti mentono spudoratamente?
Io non lo so, ma se ne conoscete uno fatemelo sapere.
Divago sempre.
Ci sono, eccomi di nuovo sul divano stiloso rosso.
Seduta sul SÖDERHAMN strisciavo le mani un po’ sudate sulle gambe e poi sentì chiamare il mio nome.
Quanto sarebbe stato surreale l’interrogatorio?
Rimanete sintonizzati per altre ricette,
qui trovate la terza parte…
4 di risposte
Secondo me neanche adesso paghi l’abbonamento Netflix 😊, comunque bella questa avventura, non vedo l’ora di leggere la prossima parte…
Sarà fatto 🙂
Perché non racconti la tua storia in un romanzo! brava!
Grazie mamma!