Generazione “Svinturatedda”
7 Mar, 2026 - Generazioni
5 minuti di lettura
- Questo post non è stato generato dall’IA
- Non voglio vendervi niente
- Mi piace pensare che lo leggerete senza distrazioni
Non ci si sente da un po’, è vero.
Penserete che sono incostante, ma la verità è che lo sono solo con le cose che vorrei fare di più. Un paradosso? No. Si chiama semplicemente ottimizzazione delle risorse disponibili. È quella funzione che serve a gestire le attività di sopravvivenza che, puntualmente, prosciugano quasi tutto il tempo a disposizione.
In pratica è una sorta di risparmio energetico: le forze si utilizzano solo per mandare avanti le operazioni di sistema. Né più né meno. Che, nel mio caso, si traducono in:
• trovare un modo per non mangiare solo lenticchie;
• mantenere lo spazio che abito in condizioni dignitose;
• non subire l’influenza di ambienti di lavoro tossici;
• fare attività sportiva;
• mandare meme agli amici perché costa meno dell’aperitivo;
• gestire i risparmi in modo che non vengano erosi dall’inflazione;
• sollecitare i pagamenti che mi spettano;
• cercare un equilibrio (qualsiasi) in un mondo alla deriva popolato da indegni egoisti;
• fare causa ai lestofanti;
• bere molta acqua.
È altamente probabile che anche tu conosca questa tecnica. Se sei nato tra il 1981 e il 1997 appartieni ufficialmente alla generazione “Svinturatedda”.
Vi aspettavate Millennial? No, svinturatedda è molto più accurato.
Che ne sapevo io che sarebbe servita tutta questa disciplina e questo autocontrollo per vivere secondo principi rispettabili, emanciparmi e, al contempo, tentare di mantenere viva — per quanto possibile — la mia fiammella interiore?
Sicuramente non potevo saperlo quell’8 marzo del 2001, quando ricevetti il primo premio per il tema sulla “Donna”. In realtà mi fu consegnato il giorno dopo la premiazione, perché non avevo scritto sul diario né il giorno, né l’ora, né il luogo. Così mia madre non ne fu a conoscenza e noi non ci presentammo.
Agli occhi degli altri sembrò un atteggiamento molto punk. Ma in realtà non fu per snobbare le autorità e il sistema costituito: solo la sbadataggine di una tredicenne che riteneva di aver già svolto il suo compito con la consegna del tema.
Bello quando il meccanismo della performance era ancora lontano.
Ma l’universo volle regalarmi il mio momento di gloria comunque. Con sommo gaudio e orgoglio lessi il mio tema nella sala grande del Cinema Macherione, in occasione di una manifestazione ufficiale alla quale intervennero diverse personalità di spicco delle istituzioni.
Lessi il mio tema da primo posto, che conteneva tutto ciò che ci si poteva aspettare da una tredicenne e con il quale, probabilmente, era impossibile dissentire. Ma, soprattutto, visto che non riportava apertamente espressioni come “tette e culi” o “belle minnazze”, si poteva leggere in pubblico senza tagli censori.
Fecero tante foto e mi piacque così tanto tutto quel fervore, quell’energia di cooperazione dedicata a puntare il riflettore su temi così importanti, che l’anno dopo mi candidai al baby consiglio comunale.
Ma ve la racconto un altro giorno. Vi anticipo solo che durante il mio comizio promisi la creazione di una piscina comunale gratuita per tutti e panettoni senza uvetta (una cosa molto dura da promettere per me che ero un’amante sia dell’uvetta che dei canditi. Ah! Cosa si fa per accontentare il proprio elettorato!).
Volevo pubblicare un estratto di quel reperto di ormai venticinque anni fa ma non l’ho trovato. Dovrebbe essere da qualche parte a casa dei miei. Me lo ricordo quando glielo dissi sette anni fa.
“Sgombero tutto nel giro di qualche settimana!”
Ne ero davvero convinta quando glielo dissi. Inutile dirvi che non è andata così.
Per fortuna abitiamo vicini. È una delle poche decisioni di cui vado davvero fiera: non è poi così scontato poter vedere i propri genitori più di due volte l’anno. E poi, cosa non da poco, mi dà l’opportunità di vivere tra due case.
Quella di ieri è diventata l’espansione di quella di oggi, che è molto più piccola. I vantaggi sono notevoli, ma ve ne elenco due che, su tutti, vincono: l’armadio di mia madre (compra cose stupende che io non avrei il coraggio di scegliere, ma che poi “sequestro” regolarmente) e il lusso del food delivery senza preavviso. Una salvezza di questi tempi se considerate il risparmio di tempo e denaro.
Che poi non sono una tipa sprecona o che fa un uso poco oculato delle proprie finanze. Una volta sì, ma da quando mi sono emancipata sono diventata quasi una specialista di finanza personale. Mi avvalgo anche di strumenti di ingegneria finanziaria di precisione, come il kakebo. Eppure, nonostante gli sforzi, spesso non basta. I conti non quadrano e non sembra mai abbastanza.

E non perché faccia spese pazze, ma perché l’imprevedibilità della vita porta scompiglio a tutti i livelli. Ecco il vero dramma di noi svinturateddi: fronteggiare l’imprevisto senza finire sul lastrico.
E per imprevisto intendo un dente da incapsulare che decide di saltare esattamente quando coincidono revisione e assicurazione dell’auto.
Ma quanto siamo resilienti?
Dite che questi guai ce li andiamo a cercare?
Io non credo. Non siamo noi i colpevoli di un’epoca difficile e complessa come la nostra.
Quando ci capitano cose ingiuste non è colpa nostra, non è perché non abbiamo fatto il possibile per evitarle e scongiurarle, perché non è qui che dovrebbe essere investito il nostro tempo. È colpa di chi, pur avendo diverse alternative, sceglie di agire in modo da arrecare danno.
Rivolgendomi a quest’ultimi: Questo non vi fa onore e non vi rende brave persone, sappiatelo.
Sta di fatto che, alla fine, impegnati come siamo a gestire questa follia ci rimane sempre troppo poco tempo da dedicare a quello che per noi conta davvero e tutto questo ci sta impoverendo. E se ci penso bene, questa è la vera povertà di cui ho paura.
Quindi, in questi tempi di lotta estenuante, vi auguro l’entusiasmo di non arrendervi mai e di rendere onore, quando e come potete, alla vostra fiammella interiore, che non deve spegnersi mai e poi mai.
Abbiate pietà per quanti fanno a gara per togliervela, sono poveri in quanto quella che avevano in dotazione l’hanno spenta e non gli rimane che arida cenere.


Una risposta
Troppo brava 😘😘😘