La ridente Start up innovativa

11 Dic, 2021 -

⏳ 2 minuti di lettura

Parte prima

Quando misi piede nella sede di *** non credevo stesse accadendo davvero.

Per la prima volta la mia laurea triennale in scienze per la comunicazione internazionale, da sempre jellata e bistrattata, sembrava avere un perché e trovare anche lei un posticino tra le lauree vere.

Per una volta, quella laurea sfigata, e sottovalutata da tutti insieme ad un multisfaccettato – per non dire confuso – background, avevano fatto si che venissi convocata per sostenere un colloquio volto a selezionare la nuova copywriter di una start up trendissima e innovativissima.  

Non appena entrai mi ritrovai in mezzo ad una variegata selezione di umani gioiosi e nerd che mi fecero sentire subito come se fossi arrivata finalmente nel posto giusto.

Per l’occasione, mi ero messa in tiro con la mia ormai collaudata divisa per i colloqui rieditata per l’occasione con un pizzico di urban style. D’altronde l’amena Start Up era innovativissima e non potevo presentarmi troppo normale, altrimenti avrei destato sospetto.

Lì per lì pensavo che la prestigiosa posizione di copywriter potesse essere l’occasione per iniziare finalmente la vita che sognavo e che avrebbe spianato la strada ad un futuro di successi e realizzazione.

Ovviamente per realizzazione, intendo tipo una forma moderata, niente di troppo spinto che includeva cosette come:

  • Uno stipendio
  • Ferie pagate
  • Interessanti conoscenze
  • Tredicesima
  • Quattordicesima
  • Sfide stimolanti
  • Crescita umana e professionale

Cosette che esistono quando fai un lavoro vero fatto di orari, mansioni e soprattutto una busta paga. Su carta riciclata, patinata, comune…importava solo che ci fossero tutti i numerini e le letterine al posto giusto.

Tra l’altro non mi dispiaceva neanche l’idea di iniziare una carriera come copywriter, fa sempre il suo effetto devo dire. Sarebbe stata una modesta rivincita sulle statistiche che tormentavano la mia vita da anni.

Con una laurea in un settore umanistico scusa ma cosa potevo pretendere?

  • Opzione 1: sfondarmi di corsi da migliaia di euro per poi lavorare in una casa editrice a Milano con un bel contratto da stagista con rimborso spese di 300 euro netti al mese, se andava bene;
  • Opzione 2: rimanere in Sicilia con un bel lavoretto stagionale;
  • Opzione 3: ambire al prezioso colloquio con gli HR di Bricoman o Ikea.

(tutte cose che ho fatto comunque)

Perché non potevo fantasticare un pochino?

Comunque… Dov’ero rimasta?

Ah, sì…mentre sognavo ad occhi aperti da ormai 5 minuti seduta sullo stilosissimo SÖDERHAMN della sopracitata azienda, mi resi conto che ancora era tutto da decidere, da li a breve avrei dovuto affrontare il colloquio ed era ancora tutto in ballo.

Vi svelo cosa accadde nella prossima puntata!

Parte seconda la trovate qui


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