Di cabine telefoniche e amore <3
14 Feb, 2024 - Serie ÄMORE
7 minuti di lettura
Tratto da una storia vera.
Era uno di quei giorni in cui a nessuno andava di cucinare. Non eravamo proprio nel mood “coppia da film” che prepara la cena con la musica in sottofondo e due calici di vino rosso poggiati sull’isola con il top in quarzo mentre il brasato è sul fuoco. Eravamo proprio lontani dai superfighi del tipo che lei indossa ancora i tacchi e ha tutto il make up perfetto dopo una giornata di lavoro e sbatti e lui sfoggia un sorriso a 80 denti perché è felice di accendere tutte le 56 candele d’atmosfera sparse nella terrazza dell’attico e apparecchiare la tavola dove gusteranno il prelibato brasato a cottura perfetta nonostante sia sveglio dalle 5 del mattino per la sua sessione quotidiana di jogging, e a cui sono seguiti nell’ordine:
- Doccia veloce
- Colazione con granola proteica
- 4 Km con il monopattino elettrico per raggiungere l’ufficio.
(Ora potete prendere fiato come il tizio e la tizia di sopra)
Decisamente, niente di tutto questo. Non siamo tipi da isola in cucina, ma se volete saperlo, il top del piano d’appoggio della nostra cucina è di un dignitosissimo truciolato. Ad essere precisi si tratta di un “truciolato top di gamma”, o almeno questo è quello che ci ha assicurato il Signor Mario del mobilificio.
Era uno di quei giorni in cui ci sarebbe bastato anche solo arrivare sfatti ma salvi sul divano.
Entrata in casa, vedo che c’è ancora tutto il disordine e la confusione di quella mattina. Pan bauletto, tazze sporche e rimasugli delle confezioni di biscotti mangiati a colazione. Altro che candele e vino. Fosse stato un altro giorno avrei di certo trovato l’energia per rassettare, ma quello era un mercoledì di una settimana non tanto facile. L’unico obiettivo reale era arrivare incolumi a venerdì, e questo stava richiedendo più effort del previsto visto che si trattava di un mercoledì di settembre. Periodo terribile, perché si ha ancora in bocca il sapore delle vacanze e minuto dopo minuto realizzi che alle prossime ferie manca ancora tanto, troppo tempo.
Ecco perché fu così bello sentir pronunciare quelle parole.
“Ti va se andiamo al Sax?”
“Ti prego sì?”
“Andata. Ti mando un messaggio quando sono sotto e scendi”
A metà settimana, una cosa così inaspettata e fuori dalla routine come può essere una birra fuori programma ha il potere di alleggerire l’anima.
Al messaggio “scendi”, corro giù. Alle 20 abbiamo già parcheggiato. Passiamo accanto alle poche attività rimaste aperte. Il negozio di caffè “Il Chicco” ha la saracinesca già calata a metà. Una ragazza porta a spasso un carlino che si ferma ad annusare l’angolo di una cabina telefonica, non quelle della SIP, ma quelle con il telefono grigio metallizzato e la cornetta rossa coperto da una pensilina in plexiglas, in pratica uno di quelli della Telecom che poi è diventata TIM. C’è stato un tempo in cui si usavano i gettoni. Mi ricordo gli scatti da 200 lire e poi le schede telefoniche. Avevo una collezione sterminata. Poi scomparve. Adoravo quel raccoglitore.
“Questa postazione sarà dismessa dal 27/08/2023”. Riporta l’avviso.
“Non la ritireranno mai” dico a Giorgio.
L’insegna del Sax, manco a dirlo, è un sax. Gli interni del pub sono da sempre gli stessi e per noi è un piacevole punto fermo che non riserva innovazioni di alcun genere. Ci piace così. Ci accomodiamo al solito tavolo di mogano come le panche mentre il cameriere ci porta subito 2 menù plastificati, il block notes a quadretti e una penna.
Diamo un’occhiata veloce al menù ma sappiamo già cosa prendere.
Scrivo:
1 porzione di patatine fritte
1 Nord-Est, che fa tanto Max Pezzali
1 Fisher da 66 con due bicchieri
C’è RTL sullo schermo della televisione alla mia sinistra. Vedo una famiglia e, ad un altro tavolo, una coppia di amici intenti a commentare il video di Elodie.
Si respira un’atmosfera completamente diversa dai locali a cui ci siamo abituati ultimamente. Intendo quelli alla moda del venerdì sera, che reinventano ogni piatto e si presentano come fusion, gourmet e dal concept contemporaneo. Quei posti che vanno prenotati in largo anticipo e che ti puoi permettere a mesi alterni, perché diciamolo, una pizza margherita con impasto di grano duro Russello con pomodorini confit, fior di latte ragusano e spuma di basilico può venirti a costare come una cena di sushi e non sto parlando della formula all you can eat!
A noi non dispiace uscire nei giorni infrasettimanali. Sono calmi, non bisogna prenotare, nessuno storce il naso se vuoi cenare alle 19 come gli anziani (si sa “Domani si lavora!”) e sei giustificato dal poterti presentare anche in pigiama perché si tratta di un’uscita in sordina, che non deve essere instagrammata obbligatoriamente e che, soprattutto, non ti fa dilapidare uno stipendio. Insomma, easy come dicono quelli della generazione z!
La serata trascorre placida e tranquilla. Alle 21:45 siamo già alla cassa per pagare il conto.
- Una porzione di patatine fritte: € 5
- Un Nord-Est con focaccine, speck, formaggio al pepe verde, melanzane grigliate, lattuga, pomodori secchi e olive verdi: € 11
- Una Fisher da 66: € 7
- Coperto: € 2
Spediamo € 25 in due. Come accennavo, è una cosa più unica che rara di questi tempi.
Fuori si sta bene e ci sentiamo entrambi più leggeri nonostante l’abbondante Nord-Est. Camminando verso l’auto, ci accorgiamo che le saracinesche sono ormai tutte abbassate. Sembra di stare sul set di un film post apocalittico, un deserto. Solo qualche cagnolino randagio e poi ecco di nuovo la cabina telefonica della TIM.
“Ormai è anacronistica la sua presenza qui. Non trovi?” Dico a Giorgio e poi proseguo.
“Ma ci pensi che passavamo i pomeriggi a fare gli scherzi telefonici?”
Come presa da un impulso improvviso entro dentro l’abitacolo. Fisso i tasti con i numeri, ascolto il rumore mentre li premo ad uno ad uno. Indago il piccolo display illuminato.
Non resisto.
“Chissà se funziona. È una vita che non faccio una telefonata da qui. Giorgio hai degli spiccioli?”
Giorgio asseconda il mio attacco di nostalgia e mi passa un mucchietto di centesimi scovati in tasca. Poi prende il telefono e con l’atteggiamento di chi sta assistendo ad un esperimento inizia a registrare un video per documentare la vicenda o forse, per condividere il tutto nel “gruppo famiglia” di WhatsApp.
Inserisco i primi 10 centesimi, ma sono insufficienti. Non so neanche quanto devo mettere per avviare una telefonata. Aggiungo altri 20 centesimi. Chiedo a Giorgio di allontanarsi per evitare che le nostre voci si sovrappongono e inizio a comporre il suo numero.
Sono emozionata.
Giorgio prende la chiamata e dice:
“Pronto?”
Subito, rispondo:
“Sono io” dico ridendo. “Ti amo”.
Tu-Tu-Tu
Cade la linea.
30 centesimi, un paio di secondi e il tempo di dire “Ti amo”.
È incredibile pensare a quante persone si sono salutate, si sono parlate e a quante hanno riso, pianto e confessato timidamente il loro amore a mezzo di queste cabine disseminate sul territorio. Chissà quello che potrebbero raccontare.
Torniamo a casa tutti divertiti dall’esperienza. Ci divertiamo con poco noi.
Poi arriva il venerdì sera.
La settimana lavorativa si era conclusa e io e Giorgio tirammo fuori la storia della cabina telefonica davanti al petto di pollo e l’insalata.
“È successa una cosa assurda”. Mi fa Giorgio meravigliato.
“Cosa?”
“Questa mattina, mentre andavo a lavoro sono passato come ogni giorno davanti al “Sax”. Non ci crederai. Indovina che ho visto?”
“Le buche della strada riparate?”
“No. C’erano quelli mandati dalla TIM che smontavano la cabina telefonica, quella dell’altra sera”.
Lo guardo incredula e non posso fare a meno di pensare alla casualità del fatto e del suo curioso tempismo.
In qualche strano modo, era come se quella cabina fosse rimasta piantata lì nell’attesa di sentire un ultimo “Ti amo” prima di congedarsi definitivamente.
Buona festa dell’amore a tuttǝ!

Piccola Nota:
Fino agli anni Novanta, il nostro Paese è stato la nazione europea più ricca di telefoni pubblici: uno ogni 458 abitanti, quando la media Ue era di 1.100. Attualmente nelle strade italiane sono attivi 16.073 telefoni pubblici. Secondo l’indagine condotta dall’Agcom, dal 2010 al 2017 il numero di chiamate fatte dai telefoni pubblici in Italia si è ridotto dell’80 per cento, passando da 96 milioni a meno di 20: più di recente, l’Agcom ha rilevato che, dal 2019 al 2021, il numero medio di chiamate effettuate ogni anno per ciascuna postazione si è ulteriormente ridotto del 57 per cento, passando da 277 a 118. Meno di una ogni tre giorni. È giunta, dunque, l’ora di staccare la spina: ma dove andranno a finire i famigerati ‘Digito’, i telefoni grigi con la cornetta rossa, ricoperti da una pensilina in plexiglas, che fanno ormai parte dell’arredo urbano delle nostre città? Tim ha fatto sapere che le postazioni dismesse saranno conferite come rifiuti speciali per il pieno recupero dei materiali di fabbricazione.
tratto da qui
6 di risposte
Sempre super, ❤️❤️❤️
Buon San Valentino Leggerti è un’emozione costante come quando ti ho conosciuta, magari non so scrivere correttamente ma spero che hai capito sei un ❤️
Mi emoziono io <3 grazie 😀
Che dire, è sempre bello leggere le tue storie ♥️♥️
Stasera mi porti al Sax? :*
Grazie a te per esserci sempre <3
Donata, è stupendo.
Grazie per averlo letto :*